Tinkoff Credit System

Ciclismo La Tinkoff Credit System era una squadra di ciclisti per metà italiani e per metà russi. Questa squadra gareggiò per un anno, dal 2006 al 2008 e dal momento che era in possesso della licenza rilasciata dall’Uci, aveva la possibilità di gareggiare in competizioni di stampo internazionale.

La Tinkoff Credit System: la breve storia di una squadra miliardaria

In origine la squadra nacque in Russia ed era costituita solo da atleti di nazionalità russa. Lo sponsor ufficiale della squadra era unico e faceva capo a Oleg Tinkoff, miliardario russo che conferì alla squadra il suo nome. I mezzi utilizzati dalla Tinkoff Credit System erano biciclette della marca Colnago e tutti gli altri strumenti, invece, erano firmati Campagnolo. La gloria della Tinkoff Credit System, però, durò solo fino al 2008, anno in cui la squadra fu sciolta definitivamente. Al posto della Tinkoff fu istituita una nuova squadra ciclistica: il Team Katusha.

La partecipazione ai circuiti internazionali e le vittorie della Tinkoff

La Tinkoff Credit System ha preso parte, nei suoi pochi anni di vita, a numerose competizioni ciclistiche. Sia nel 2007 che nel 2008, infatti, la squadra ha partecipato al Giro d’Italia vincendo ben due tappe con i corridori Pavel Brutt e Vasil’ Kiryenka. Tuttavia, nessuno degli atleti della Tinkoff è mai riuscito ad aggiudicarsi una vittoria del Giro d’Italia. La squadra, inoltre, non ha mai partecipato al Tour de France ma ha preso parte una sola volta alla competizione spagnola Vuelta a Espana senza, tuttavia, ottenere una sola vittoria. Nell’anno 2007, la Tinkoff fu tenuta fuori dai circuiti dell’Uci, un particolare tipo di circuito su strada nato nel 2005. Al posto del circuito Uci, però, la Tinkoff ottenne la possibilità di gareggiare ai circuiti internazionali per due anni di seguito. Fu proprio in occasione di questa competizione che la Tinkoff Credit System riuscì a realizzare uno dei suoi migliori piazzamenti. Nel 2007, infatti, la squadra si posizionò al sesto posto con il corridore Michail Ignat’ev.

Foto: q-snap – Fotolia

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Ciclismo

CiclismoIl ciclismo è un’attività agonistica che si pratica con l’ausilio di un mezzo a due ruote: la bicicletta. Con il termine ciclismo si fa riferimento sia le competizioni che si svolgono in gara con altri spostivi che alla semplice e tradizionale passeggiata in bici non finalizzata alla competizione.

Storia del ciclismo

Il ciclismo è uno sport molto antico ed è stata anche una delle prime discipline ad assumere una valenza internazionale. A differenza degli altri sport, il ciclismo non è radicato in un paese in particolare. La sua origine, infatti, non è territoriale ma è possibile dire che la sua diffusione è stata immediata in molti paesi del mondo simultaneamente. Le prime corse in bicicletta risalgono all’800, periodo in cui il pubblicò iniziò a scoprire questo sport. Le prime corse, di cui si ha anche notizia, si svolsero fra Parigi e Rouen. Tuttavia, queste prime gare non prevedevano soste o tappe per cui gli atleti dovevano correre lungo tutto il tragitto senza avere la possibilità di fermarsi.

Il ciclismo e le tre specialità

In linea di massima, il ciclismo si divide in tre tipi di competizioni: il ciclismo sulla pista, quello sulla strada ed, infine, il ciclocross. Il ciclismo sulla pista è quello che si realizza al’interno di apposite piste dedicate ai ciclisti. In genere, queste piste sono formate da due strade dritte e da due curve molto ampie. Per questa tipologia di gara esistono tre importanti competizioni a cui i ciclisti professionisti, in genere, partecipano: la ‘sei giorni’, il campionato del mondo’ ed, infine, i ‘giochi olimpici estivi’. Molto più diffuso, invece, è il ciclismo su strada che è anche la specialità che ha contribuito al grande successo di questo sport. Il ciclismo su strada è diviso, a sua volta, in due categorie: ci sono le corse classiche, come la Milano-Sanremo o la Parigi-Roubaix, celebrate anche in onore alle prime gare ciclistiche; inoltre, ci sono le corse che prevedono le tappe, come il Giro d’Italia o il Tour de France. L’ultima specialità del ciclismo si chiama ciclocross. Si tratta di gare che si caratterizzano per i percorsi in cui vengono realizzate che, generalmente, sono boschi, strade di campagna, con pendenze e curve pericolose.

Foto: Torsten Lorenz – Fotolia

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La federazione ciclistica italiana

CiclismoLa federazione ciclistica italiana mette assieme tutte le associazioni che si occupano di ciclismo in Italia. La federazione riunisce non solo le associazioni ma anche tutte quelle società che, a vario titolo, hanno a che fare con una o più specialità di uno degli sport più seguiti al mondo.

Obiettivi della federazione ciclistica italiana

La federazione ciclistica italiana si occupa di organizzare e gestire tutte le manifestazioni ciclistiche che si svolgono in Italia ma ha anche il compito di formare i ciclisti professionisti e quelli emergenti. La federazione è tutelata ed organizzata in base ad una specifica legge. Per questo motivo, oltre ad essere l’unico ente riconosciuto ad avere il dovere e il diritto di occuparsi di tutto ciò che ha a che fare con il ciclismo, la federazione ha anche il compito di prevenire ed –eventualmente – di punire comportamenti antisportivi o anti-etici dei ciclisti.

Storia della federazione ciclistica italiana

La federazione ciclistica italiana è nata verso la fine dell’800 e, a quell’epoca, fu fondata con un nome diverso rispetto a quello attuale. La federazione, infatti, si chiamava Unione Velocipedista italiana e scelse Pavia come città in cui stabilizzare la propria sede centrale. Nell’anno della sua fondazione, la federazione raggruppò circa diciassette società italiane che – a vario titolo – si occupavano di ciclismo. Già dal secondo anno di vita, poi, la fondazione arrivò a contare oltre venticinque società ciclistiche. Intorno agli anni ’90, la federazione scelse di unirsi alla gazzetta dello sport. L’idea di legare il ciclismo al prestigioso quotidiano sportivo nacque quando l’allora unione Velocipedista italiana divenne sponsor della federazione internazionale di ciclismo. In quel periodo Cavenenghi, che era l’uomo chiave della federazione ciclistica italiana, si convinse del fatto che solo associando il ciclismo ad un grande e prestigioso quotidiano, le attività connesse a questo sport avrebbero trovato un buon riscontro da parte del grande pubblico. In effetti, Cavenenghi aveva ragione se si pensa solo al fatto che in seguito al legame instaurato tra il ciclismo e la gazzetta dello sport, nacquero alcune delle manifestazioni ciclistiche più importanti della storia di questo sport come il Giro d’Italia, la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia.

Foto: Bernd Leitner – Fotolia

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Il Giro d’Italia

Tour ciclisticiOgni anno si celebra il giro d’Italia, la gara di ciclismo più importante del belpaese e la seconda, dopo il Tour de France, più importante al mondo. L’idea di mettere in competizione i ciclisti lungo le strade italiane venne per la prima volta al giornalista Tullio Morgagni che, insieme a Eugenio Camillo Costamagna, è stato il vero e proprio inventore di questa competizione.

La nascita del giro

Il Giro d’Italia si svolge ogni anno eppure i luoghi attraversati dai corridori non sono sempre gli stessi. Il punto di partenza è diverso ogni anno, mentre la tappa finale, e con essa il punto d’arrivo, generalmente è sempre la stessa: Milano. La scelta di approdare nella capitale lombarda è legata anche al fatto che a Milano si trova la sede della Gazzetta dello Sport, quotidiano che da sempre sponsorizza e organizza il Giro d’Italia. La prima volta del Giro d’Italia fu nel 1908, anno in cui la Gazzetta decise di organizzare questa competizione mettendo in palio venticinquemila lire che sarebbero andare al corridore più veloce.

La prima edizione e il premio finale del giro

La prima volta del giro d’Italia fu organizzata con partenza ed arrivo a Milano. In totale, i corridori che parteciparono furono centoventisette, ma solo quarantanove riuscirono a raggiungere il traguardo finale. Nella prima edizione del giro, inoltre, i ciclisti percorsero circa duemila chilometri e il primo premio spettò al ciclista Luigi Ganna, che salutò il pubblico con una dichiarazione piuttosto colorita che faceva riferimento al bruciore del suo fondoschiena causato da tante ore di pedalata. In occasione della prima gara del Giro, tuttavia, non mancarono le polemiche legate al fatto che la gazzetta dello sport era riuscita ad accaparrarsi per una manciata di ore lo sponsor ufficiale della competizione che, in realtà, era già stata adocchiata anche dal corriere della sera. Ad ogni modo, dopo qualche anno dalla prima edizione si decise di donare al vincitore una coppa. Si tratta di un premio sui generis dal momento che è una barra in rame piegata a caldo dove il nome del vincitore di ogni nuova tappa va ad aggiungersi ai nomi dei vincitori delle edizioni precedenti.

Foto: q-snap – Fotolia

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La maglia rosa

Giro d'ItaliaSin dalla sua prima edizione, il giro d’Italia ha avuto un unico grande sponsor che ogni anno ha provveduto ad organizzare e gestire l’evento ciclistico più famoso d’Italia. La gazzetta dello sport, infatti, dal 1908 rappresenta il giro d’Italia e porta i suoi colori nelle strade e nelle piazze animate dalla competizione ciclistica.

La maglia rosa

Il simbolo per eccellenza della gazzetta ufficiale, che con il passare degli anni è diventato il simbolo stesso del giro d’Italia, è la maglia rosa. Ogni giorno, gli atleti competono in una tappa che attraversa una delle regioni italiane. Alla fine della giornata, il vincitore di ogni singola tappa indossa la celebre maglia rosa. La maglia è rosa in omaggio al colore con cui ogni giorno è stampata la gazzetta dello sport: rosa acceso. Che la maglia rosa sia diventata il simbolo indiscusso di questa competizione lo dimostrano anche i gadget e gli sponsor che ruotano intorno al giro d’Italia. Tutti rigorosamente rosa.

Oltre la maglia rosa, sponsor, gadget ed entusiasmo

Tuttavia, al giro d’Italia non si assegna solo la maglia rosa al corridore più veloce di ogni tappa, ma si assegna anche una maglia verde e una rossa. Nello specifico, la maglia verde viene assegnata allo scalatore più in gamba di una tappa; mentre, la maglia rossa viene assegnata al corridore che si classifica al primo posto nel conteggio a punti della gara. Il giro d’Italia, nel suo complesso, rappresenta una manifestazione sportiva di grande interessa nazionale ed internazionale. E’ sufficiente pensare che, ogni anno, i comuni e le regioni, fanno a gara per ospitare una delle tappe del giro. Quest’evento, infatti, non è solo una fonte di interesse per gli amanti del ciclismo ma riesce ad attrarre persone appartenenti ad ogni fascia d’età che, pur non interessate alle biciclette e alla competizione, scendono in strada per vedere passare i ciclisti. Il tutto, in un’atmosfera di gioia e grande entusiasmo che mobilità i cittadini, chiude le strade e le mette a nuovo per omaggiare il passaggio degli eroi delle due ruote, spesso dimenticati troppo velocemente e ancor più spesso diventati preda del malcostume e bistrattati. L’omaggio va al giro e alla capacità di quest’evento di tenere unito il popolo italiano come accade solo per la nazionale di calcio.

Foto: jon11 – Fotolia

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I più famosi ciclisti d’Italia

CiclismoNel 1909 ci fu la prima edizione del Giro d’Italia, organizzata interamente dallo storico sponsor della Gazzetta dello sport. La prima gara del giro fu animata dai migliori ciclisti esistenti come Luigi Ganna, Giovanni Cuniolo, Giovanni Rossignoli e Giovanni Gerbi. Altri storici ciclisti gareggiarono nel primo giro organizzato dopo la prima guerra mondiale. Erano gli anni del famigerato Girardengo, di Giovanni Brunero, di Belloni e altri.

I ciclisti più famosi dagli anni ’30 agli anni ‘50

Dagli anni 30 agli anni 50, il giro d’Italia vide alternarsi alcuni dei più grandi corridori di sempre. Erano gli anni di Fausto Coppi e di Gino Bartali. Il primo si distinse per la straordinaria tappa del 49 che vinse con un vantaggio enorme su Bartali e Martini, che arrivo terzo. Si trattava di una delle tappe più dure del giro durante la quale i corridori affrontarono pendenze molto forti come quella del Sestriere e di Vars. Senza dubbio il giro del ’49 fu uno dei più avvincenti della storia di questa competizione se si considera anche il fatto che all’inizio Gino Bartali era in netto vantaggio su Coppi. Sempre tra gli anni ’30 e gli anni ’50, il giro fu vinto da altri importanti ciclisti. Nel ’50 fu la volta del ciclista svizzero, Hugo Koblet che fu anche il primo vincitore straniero di questo giro squisitamente italiano.

I ciclisti degli anni ‘90

A partire dagli anni sessanta fino ad arrivare agli anni ottanta, i vincitori del giro d’Italia furono quasi sempre degli stranieri. Tra i più famosi ci furono, infatti, Charly Gaul e Jacques Anquetil. Dagli anni ’80 in poi tornano ad affermarsi i ciclisti italiani: Giuseppe Saronni è stato uno dei ciclisti più giovani ad aver vinto il giro a soli ventuno anni e fu anche il primo ad entrare in competizione con uno dei trionfatori storici del giro d’Italia: Bernard Hinault che vinse il giro per tre volte di seguito. Dagli anni 90’ alle soglie del 2000, invece, ci sono due nomi a rubare la scena mondiale del ciclismo e sono Miguel Indurain e Marco Pantani. Il primo vinse i giri del ’92 e del ’93; il secondo, invece, trionfò nel ’98 e in buona parte del ’99.

Foto: q-snap – Fotolia

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